rufus
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 info
want two
Data di uscita : 16 Novembre 2004
Formato: Album
Etichetta: Geffen
Edizioni: CD, LP & CD+DVD
Posizioni: UK #21 - USA #103

Immaginate Rufus Wainwright in una delle sue prime apparizioni in Italia (forse la prima in assoluto), aprendo a Verona per Sting, al tramonto. Chi lo conosceva (pochissimi all’epoca, senza dubbio) si immaginava certamente una breve set list con le sue hit di Want One e di Poses…e lui, invece, cosa fece? Spiazzò letteramente tutti intonando, accompagnato solo dal suo piano, una inedita Agnus Dei (da Want Two che, appunto, sarebbe uscito di lì a qualche mese). Senza parole. Quel senso di spiazzamento che ha colpito i presenti all’Arena, resta ancora la sensazione più immediata al primo ascolto di questa canzone apripista dell’album. Così originale, particolare, unica (trovate voi l’aggettivo che meglio possa calzare) da non poter essere paragonata a nulla di simile. Se all’inizio ci si sente disorientati, ebbene, quando si è superato il primo momento e la si inizia ad ascoltare più con l’anima che con le sole orecchie, al contrario si percepisce una parte molto intima del Rufus pensiero: "L’agnello di Dio mi perdonerà da tutti i peccati”. Da altri suoi testi, il concetto potrebbe completarsi con ”Perché alla fine è solo l’amore che conta" (da intendersi come: ”a prescindere con chi fai sesso!”). Al riguardo risentite, tra le altre canzoni, le sue parole, affilate come lame, contro il giudizio ipocrita della società americana in Going to a town (da Release the Stars), o anche il senso di Maker Makes (da Brokeback Mountain O.S.T.) nel suo conflittuale rapporto col creatore riguardo la propria omosessualità. Alla fine col nostro Rufus quest’ultimo argomento resta un leit motiv: Gay Messiah, ad esempio, è una canzone (forse, tra l’altro, la più bella dell’album) che lui, e solo lui, poteva concepire. Una sorta di rivisitazione provocatoria e autoironica della “Venuta del salvatore” in chiave gay, con tanto di decapitazione del cantante stesso (Someone will demand my had) in parallelo col più famoso martire Giovanni (Rufus the Baptist i’ll be!). L’album è una summa delle capacità compositive dell’autore: si passa dal rock accattivante di The One I love, alla ballata fantastica di The Art Teacher (ecco di nuovo il suo tema “gay” che ritorna, quando si immagina come una ragazza innamorata del suo professore di Arte a New York), dalle struggenti rime di This Love Affair alla divertente Little Sister dedicata alla talentuosa sorella Martha, passando infine per Hometown Waltz che ci fa immaginare, con quella sua fisarmonica sullo sfondo, la Montreal di Rufus, di notte, con pub e strade pieni di ubriachi (omosessuali, tanto per cambiare). Così come Want one iniziava con la barocca Oh what a world!, qui si finisce sulla sua falsa riga, con una canzone operistica e provocatoria nella quale si fa accompagnare da un altro artista originale e sensibile quale è Antony degli Antony and the Johnsons. Dal vivo a Roma, nel tour di Want two, fu la colonna sonora dello spogliarello con il quale Rufus finiva la canzone: nudo, in mutande e con la sola fascia da Miss Italia e le ali di farfalla. Roba da lasciare ammutoliti anche i più scettici critici: Autoironia, Spregiudicatezza, Spettacolo e Talento allo stato puro fusi insieme. Questo è Rufus, e Want two è il suo disco più estremo, quello che meglio ci ricorda di che pasta sia veramente fatto.

Poses22 (Marco Restelli)

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Want Two è il quarto disco di Rufus, e il secondo capitolo della collaborazione di Rufus con il produttore inglese Marius DeVries, famoso per le sue collaborazioni con David Bowie e Bjork. Spesso scambiato per una raccolta di b-side nate dalle sessioni del primo Want, è invece un vero e proprio disco a sè, anche se si dice che sia stato fatto pochissimo tempo. Il risultato è un lavoro meno grandioso e ambizioso di Want One, ma più sperimentale e decadente, vario ma non discontinuo, affascinante e d’atmosfera, la cui tracklist comprende anche due brani registrati dal vivo.
Si apre in maniera grandiosa, con l’inno religioso Agnus Dei cantato in latino, rivisitato in stile orientaleggiante con piano e violino, e subito colpisce la forza espressiva della voce di Rufus, che col tempo è cambiata, e si è fatta più intensa e profonda. Dalla seconda traccia in poi i brani scorrono veloci l’uno dopo l’altro, saltando dal pop orecchiabile di The One You Love alle atmosfere esotiche di Peach Trees e del brano conclusivo Old Whore’s Diet, una traccia prolissa e inebriante simile forse quelle che erano le danze nei Baccanali, cantato in duetto con l’amico Antony; dall’operetta di ispirazione mozartiana di Little Sister (con un arrangiamento d’archi di Van Dyke Parks) alla stupenda This Love Affair, una vera e propria aria moderna, con un’orchestra d’accompagnamento. Qui Rufus narra delle vere e proprie storie, con Mozart che prende in giro la sorellina (Little Sister, appunto), con la donna che ricorda il suo amore adolescenziale per il suo insegnante d’arte (The Art Teacher), con la blasfemia divertita della sua canzone-simbolo Gay Messiah (“Better pray for your sins, ‘cause the Gay Messiah is coming….”) e la splendida dedica a Jeff Buckley di Memphis Skyline. Non ha paura di osare Rufus, e in Waiting for a dream dichiara che “c’è un orco nell’ufficio ovale”, chiarissima allusione all’amministrazione americana, e che nella sua città natale ci sono “negozi di antiquariato e omosessuali alcolizzati” (Hometown Waltz). E in tutto questo il nostro riesce anche a fare un’incursione nel jazz, con la deliziosa Crumb by Crumb, canzone che a un primo ascolto passa inosservata, cronaca di un amore che forse ci sarà, forse no, lo si scoprirà solo “briciola dopo briciola, in questa grande foresta nera”, proprio come Hansel e Gretel. E come loro, piano piano, noi ascoltatori piano scopriamo i tesori nascosti di questo disco.

Saabrii (Sabrina Garau)

 

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losten

 note

Nell'edizione CD+DVD è compreso il folgorante "Live at the Filmore" che comprende una setlist di ben 19 canzoni. Antony degli "Antony & the Johnsons" presta la voce in "Old Whore's Diet". La madre Kate e la zia Anne duettano in "Hometown Walt". La prima edizione inglese comprendeva inoltre "Quand vous mourez des nos amours" e "Coeurs de Parisienne/Reprise d'Arletty" eseguite live durante il tour precedente.

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